Editoriale

Lavorare in città, vivere in paese: è possibile?

Pendolari per scelta o necessità: la sfida quotidiana tra le opportunità della pianura e la qualità della vita nei nostri borghi.


Sveglia presto, le luci che si accendono quando fuori è ancora scuro, la borsa da lavoro pronta sulla sedia. Poi l’auto che si avvia lungo i tornanti della valle, scendendo verso la pianura mentre la colonna di luci del traffico parte da Zogno e si intensifica man mano che ci si avvicina a Bergamo o verso gli accessi per Milano.

Per moltissime persone che abitano nelle nostre frazioni e nei nostri paesi di montagna, questa è la routine di ogni mattina. Una vita vissuta su due binari paralleli: da una parte il luogo della produzione, del lavoro, dei servizi complessi e delle relazioni professionali; dall’altra il luogo degli affetti, del riposo, del tempo libero e delle radici.

Man mano che i chilometri scorrono, però, una domanda ritorna inevitabile, soprattutto per chi affronta questo viaggio ogni giorno: è davvero una scelta sostenibile o è soltanto un compromesso faticoso? Lavorare in città e vivere in paese è davvero possibile nel tempo presente, o siamo destinati a dover scegliere per forza tra l’isolamento e lo spopolamento?

I due volti della quotidianità

Inutile nasconderlo: la vita del pendolare d’altitudine comporta costi e fatiche concrete. Ci sono il tempo speso nei tragitti, il costo dei carburanti, le incognite del traffico invernale o dei cantieri lungo le vie d’accesso. Ci sono serate in cui si torna a casa stanchi e il margine di tempo per dedicarsi alle attività del paese sembra ridursi a pochissimo.

Eppure, chi fa questa scelta continua a rinnovarla ogni giorno per ragioni molto chiare.

La città offre opportunità economiche e di carriera che i piccoli paesi di montagna non possono, per loro natura, garantire a tutti. Ma il rientro a casa, la sera, ha il sapore di un vero e proprio “cambio di frequenza”. Lasciarsi alle spalle la fretta, il rumore di fondo della metropoli e la frenesia dei ritmi urbani per ritrovare il silenzio, l’aria pulita, uno sguardo aperto sulle montagne e la dimensione umana del vicinato è un valore che non si misura in busta paga.

Non si tratta di idealizzare la vita di paese o di trasformarla in un idillio romantico: si tratta di riconoscere che la qualità del tempo che trascorriamo fuori dal lavoro ha un impatto profondo sul nostro benessere e su quello delle nostre famiglie.

Il paese come risorsa, non solo come “dormitorio”

Il rischio più grande per un borgo collinare o montano situato a mezz’ora o un’ora dalla città è quello di trasformarsi in un semplice “quartiere dormitorio”. Un luogo in cui si torna soltanto per dormire la notte e da cui si riparte la mattina dopo, senza intrecciare relazioni, senza frequentare la vita comunitaria, senza vivere gli spazi pubblici.

Se questo accade, il paese perde progressivamente la sua identità. Ma questo rischio non è un destino ineluttabile.

Chi lavora in città porta nel proprio paese di origine idee, competenze, energie e visioni aperte. Può diventare un ponte tra la realtà urbana e la dimensione locale. E oggi, con l’avvento dello smart working e della flessibilità lavorativa per diverse professioni, i confini tra “lavoro” e “residenza” si sono fatti meno rigidi rispetto al passato.

Poter lavorare da casa anche solo un paio di giorni alla settimana o disporre di spazi di coworking ben attrezzati vicini a casa cambia radicalmente il bilancio di una settimana: abbatte i tempi di spostamento, restituisce ore preziose alla vita familiare e permette di vivere il paese anche durante le ore del giorno.

Che cosa serve perché questo modello funzioni?

Rispondere “sì, è possibile” a questa domanda non significa dire che sia facile o che accada da solo. Perché questo equilibrio sia sostenibile nel tempo servono condizioni ben precise, che chiamano in causa sia chi governa il territorio, sia le comunità locali:

  • Connessioni e infrastrutture adeguate: La possibilità di lavorare o studiare da remoto richiede reti digitali veloci, stabili e diffuse. La banda ultra-larga in montagna non è un lusso, ma un servizio essenziale di cittadinanza.
  • Mobilità efficiente: Servono trasporti pubblici credibili e viabilità curata, per evitare che lo spostamento quotidiano si trasformi in una corsa ad ostacoli scoraggiante.
  • Spazi condivisi e servizi di prossimità: La presenza di luoghi dove lavorare a distanza, di piccoli servizi commerciali e di occasioni di ritrovo rende l’abitare in paese comodo oltre che piacevole.
  • Una comunità pronta ad accogliere: Serve un tessuto sociale aperto, capace di coinvolgere sia chi vive da sempre nel borgo, sia chi vi si stabilisce per la prima volta portando nuovi stili di vita.

L’impegno di Santa Croce: creare punti d’incontro

Anche a Santa Croce guardiamo a questo tema con grande attenzione. Sappiamo che la tenuta futura della nostra frazione passa esattamente dalla capacità di offrire risposte a chi vuole continuare a vivere qui pur lavorando altrove, così come a chi sta valutando di fare il percorso inverso e trasferirsi in valle.

I progetti legati allo spazio di coworking, la creazione di momenti culturali serali e nel fine settimana, le iniziative per far vivere i sentieri e i luoghi di socialità nascono anche con questa intenzione: fare in modo che chi torna a casa la sera non trovi un borgo spento, ma una comunità attiva in cui valga la pena spendere il proprio tempo libero e le proprie risorse.

Un paese non vive soltanto di turismo nei fine settimana. Vive se ci sono famiglie che continuano ad abitarci ogni giorno, bambini che giocano nei cortili, e persone che, pur avendo il proprio baricentro lavorativo in città, scelgono di mettere le proprie radici qui.

«Lavorare in città e vivere in paese non è un ripiego e neppure una fuga dal mondo: è un modo moderno, sostenibile e profondo di abitare il territorio.»

In definitiva, lavorare in città e vivere in un piccolo paese è assolutamente possibile. Non è una strada esente da fatiche, ma è una delle vie più concrete per garantire che la montagna e i suoi borghi continuino a essere luoghi di vita vera e non semplici ricordi del passato.

Associazione Santa Croce ODV