Quando il Carnevale riempiva le stalle: la magia delle antiche mascherate a Santa Croce
Bussare alle porte nel buio dell’inverno, il cavallino di fieno, le liti comiche e l’allegria condivisa: un viaggio nella tradizione popolare del nostro borgo.
Immaginate le serate d’inverno a Santa Croce di qualche decennio fa: quando calava il buio, il paese si animava di attesa e curiosità. Un gruppo di otto-nove giovanotti e uomini del paese, opportunamente travestiti e accompagnati dal suono di un organino, partiva per un lungo tour tra le case e le stalle del borgo. Era il rito antichissimo delle mascherate di Carnevale, una tradizione che sapeva coinvolgere e unire l’intera comunità.
Una testimonianza preziosa, raccolta e tramandata nel volume «Bergamo e il suo territorio», ci restituisce intatta la vivacità di quei momenti, fatti di risate, battute in dialetto e un profondo senso di appartenenza.
Il rito del “Permesso?” e l’ingresso nelle stalle
La regola d’oro della mascherata era il rispetto e la complicità. Si camminava di casa in casa, bussando alle porte o all’ingresso delle stalle dove le famiglie si riunivano la sera. Bastava una domanda semplice: «Accettate le maschere?». Se la risposta era affermativa, la compagnia entrava portando allegria; altrimenti, ci si salutava con un garbo e si proseguiva oltre.
Mantenere l’anonimato era un punto d’onore fondamentale: nessuno doveva riconoscere gli attori sotto le maschere. Pur di non togliersele nemmeno quando veniva offerto un bicchiere di vino in compagnia, i giovani si ingegnavano bevendo attraverso rudimentali cannucce!
I personaggi e la scena comica
La rappresentazione teatrale rionale si ripeteva uguale e divertente in ogni cortile o stalla, imperniata su figure tipiche e ironiche della vita contadina.
👵 Il Vecchio e la Vecchia
Una coppia in perenne e spassosa lite domestica. Lei lo rimproverava aspramente per aver fatto tardi al Circolo di San Pellegrino; lui si giustificava goffamente dicendo di aver comprato un cavallo.
🐎 Il Cavallino di Fieno
Un capolavoro d’ingegno rustico: un sacco riempito di fieno, dipinto con occhi e naso, montato su due bastoni con una coperta e una corda per coda. Saltava qua e là tirando calci comici a tutti, compresa la Vecchia!
🎭 I Pretendenti e l’Arlecchino
Una sfilata di stravaganti pretendenti alla mano della figlia (muta e dal seno prosperoso) respinti uno a uno, fino al gran finale con l’Arlecchino demoniaco e festoso che invitava tutti a ballare.
Rievocazione visiva della tradizione
Momenti evocativi della mascherata popolare, dai preparativi nelle corti ai personaggi che animavano le serate invernali.
L’arrivo delle maschere all’ingresso della stalla: il bussa-porte nel buio dell’inverno
Il bizzarro “cavallino” di fieno e bastoni, protagonista di scenette comiche e calci giocosi
Il finale con il suono dell’organino, i balli improvvisati e la questua della Vecchia
Dalla questua alla festa collettiva
Alla fine della rappresentazione, la Vecchia passava tra i presenti con un cappello o una borsa logora chiedendo la carità: «Dim ergot, per carità!». I proventi erano modestissimi — qualche centinaio di lire o semplici patate — che i giovani raccoglievano per poi ritrovarsi tutti insieme a cucinarle e festeggiare.
Oggi quei costumi sono riposti nei ricordi, ma lo spirito di quella comunità unita e capace di ridere di se stessa rimane un patrimonio inestimabile. Riscoprire queste storie ci aiuta a custodire l’anima più autentica di Santa Croce.
Questo racconto si ispira alle memorie delle antiche mascherate di Santa Croce riportate nel volume «Bergamo e il suo territorio».
E voi o i vostri nonni ricordate le vecchie recite di Carnevale, i travestimenti nelle stalle o i racconti di quelle serate in compagnia? Condividete i vostri ricordi con noi per non perdere un solo frammento della nostra storia!
